smart city

Oggi ho avuto il piacere di parlare di tecnologia e smart city con i componenti dello studio tecnico Eureka Equipe, al fine di individuare delle sinergie e sviluppare idee per i nostri clienti. Ciò è stato fonte di numerose riflessioni delle quali desidero rendere partecipi i lettori del blog.

Il termine smart, dal punto di vista della semiotica, è molto ampio e versatile. Abbinato a city, indica spesso tecnologie digitali per interagire coi cittadini o migliorarne sicurezza o sostenibilità.

Quando si pensa a smart city, il pensiero corre a sensori, riduzione di emissioni, regolazione del traffico, big data, illuminazione intelligente, ecc.

Coniugando l’edilizia con l’informatica, vedo però ulteriori frontiere, come il miglioramento della partecipazione alla vita politica, lo snellimento della burocrazia, la riconversione di aree industriali dismesse o la riqualificazione di quartieri, oppure voucher digitali o addirittura criptomonete parallele per rilanciare l’economia depressa. Pensando al benessere psicofisico e immaginando un esponenziale incremento di Cem (campi elettromagnetici), credo emergerà l’esigenza di schermare o almeno ridurre, nelle abitazioni, onde radio e microonde.

Centrali saranno l’IoT (internet of things, internet delle cose) e soluzioni architettoniche che impattino positivamente su interazioni fra cittadini, sulla viabilità e persino sullo stato psicologico, fondendo estetica e funzionalità.

Le città del futuro genereranno milioni di dati che favoriranno manutenzione predittiva e miglioramento dei servizi pubblici.

Tutto questo è possibile con una visione politica chiara e un know how tecnologico multidisciplinare.
Visione politica chiara è qui intesa come lungimirante ed ispirata a valori e principi che mettano il cittadino al centro della città, non la tecnologia, perché un uso distorto dei frutti dell’innovazione può comportare derive pericolose.

Qualche esempio dei pericoli: passare dalla prevenzione del crimine a trasformare ogni individuo in un sospettato, annullare la privacy, concentrare potere nelle mani di pochi individui o imprese, creare fabbricati che “stuprino” l’architettura di un borgo o di una città.

In una società tecnologica, il rischio è che il progresso sia solo tecnico, senza progresso etico e morale.

E’ dunque auspicabile che la progettazione di città intelligenti o di edifici da collocare in simili contesti, sia coordinata da una equipe dall’approccio multidisciplinare, in grado di unire tecnica e pensiero critico.

In futuro, su www.dottorgandini.it , su www.eurekaequipe.eu e sulla pagina facebook di Eureka Equipe, i lettori interessati potranno trovare articoli specifici, circa smart city e domotica.

Buona lettura.

 

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